Più netto in busta, meno tasse: la rivoluzione dei Buoni Pasto 2026

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Buoni pasto 2026

In un mercato del lavoro dove il talento è la risorsa più preziosa, la domanda che ogni imprenditore o HR Manager si pone è sempre la stessa: come posso aumentare lo stipendio dei miei collaboratori senza che la metà del budget finisca in tasse?


La risposta per il 2026 arriva dalla nuova Legge di Bilancio, che punta tutto sulla digitalizzazione. Non si tratta solo di abbandonare i vecchi blocchetti cartacei, ma di sbloccare un potenziale di risparmio fiscale mai visto prima. Il protagonista assoluto? Il buono pasto elettronico, che vede salire la sua soglia di esenzione a 10 euro al giorno.

Il 2026 è l'anno della svolta digitale


Il legislatore ha lanciato un messaggio chiaro: il futuro è tracciabile e digitale. Per questo motivo, è stata creata una netta forbice tra chi usa ancora i vecchi sistemi e chi sceglie l'innovazione.


Il nuovo limite dei 10 euro

Chi sceglie il formato elettronico può erogare fino a 10€ al giorno totalmente esentasse. In un mese lavorativo medio, parliamo di circa 200€ netti che entrano nelle tasche del dipendente, senza che l'azienda debba versare contributi o IRPEF su quella cifra.

Per una guida completa sulle novità fiscali dei buoni pasto elettronici, leggi il nostro approfondimento dedicato 🔗


Il "passato" che non conviene più

I buoni pasto cartacei restano fermi a una soglia di esenzione di 4 euro. Una differenza che, su base annua, si traduce in migliaia di euro di potere d'acquisto persi per il dipendente e maggiori oneri per l'impresa.


Passare all'elettronico nel 2026 non è più una scelta di "comodità", ma una vera strategia di ottimizzazione dei costi.

Welfare aziendale: oltre il pranzo, una tutela per la famiglia


Oltre ai buoni pasto, la strategia per aumentare il "netto" passa per i Fringe Benefit. Anche qui, le soglie per il 2026 sono estremamente interessanti e permettono di coprire le spese che gravano di più sul bilancio familiare.


Oggi l'azienda può intervenire direttamente nel quotidiano dei dipendenti, rimborsando:

  • Bollette di casa: Luce, gas e acqua non sono più solo un costo per le famiglie, ma possono essere rimborsati dall'azienda come benefit esentasse.

  • Affitto e mutui: Un aiuto concreto per chi vive in locazione o sta pagando la prima casa.

  • Shopping e carburante: Dalle schede benzina ai voucher per i grandi marketplace online.


Con soglie che arrivano a 1.000€ per tutti e raddoppiano a 2.000€ per chi ha figli fiscalmente a carico, il welfare aziendale diventa il secondo "motore" della busta paga.


Scopri cosa rientra nel welfare aziendale e quali sono i vantaggi fiscali per il 2026 🔗

L'approfondimento tecnico: la parola all'esperta Elisa Scardeoni


Per capire come applicare correttamente queste novità nel payroll e come gestire la transizione normativa senza rischi sanzionatori, abbiamo chiesto un parere tecnico a Elisa Scardeoni, Consulente del Lavoro.


«Dal punto di vista tecnico, le novità 2026 su buoni pasto e fringe benefit offrono un forte vantaggio fiscale e contributivo, ma solo se gestite nel rispetto delle regole che presiedono al loro regime di esenzione. Rientrano nei fringe benefit (o retribuzione in natura) tutte le tessere prepagate quali, ad esempio, buoni spesa, buoni carburante, buoni Amazon, il rimborso delle utenze di luce e gas, canoni di affitto della prima casa e interessi passivi sui mutui, purché intestati al dipendente e pagati dallo stesso. Attenzione: se il dipendente ha già in uso un’auto aziendale ad uso promiscuo è già assoggettato al fringe benefit per l’uso dell’auto, per cui l’acquisto di ulteriori fringe benefit rischia di collocarsi oltre la soglia di esenzione e di essere interamente assoggettato a contributi e tassazione.


Il buono pasto, invece, resta una prestazione sostitutiva della mensa aziendale e il dipendente può usarlo per pranzare presso un bar/ristorante o acquistare beni alimentari presso un negozio convenzionato: per mantenere l’agevolazione deve essere riconosciuto alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee e non utilizzato come bonus “ad personam”. Inoltre, non può essere cumulato, nella stessa giornata, con altre forme di vitto non imponibili (mensa interna/esterna o indennità sostitutiva), altrimenti perde il trattamento di favore e diventa assoggettato a contributi e tassazione. La recente ordinanza della Cassazione n. 25840 del 27 settembre 2024 ha poi chiarito che, qualora il buono pasto assuma nella prassi aziendale carattere stabile e continuativo (perdendo la sua natura di mero rimborso della spesa del pasto) può rientrare nella retribuzione dovuta durante le ferie, affinché la retribuzione feriale non sia inferiore a quella ordinaria.


Diverso è il caso dei fringe benefit che, restando nei limiti economici già sopra indicati, possono essere attribuiti anche a singoli lavoratori e non richiedono la generalità o la categoria omogenea. Proprio questa flessibilità li rende uno strumento molto efficace di welfare mirato e di retention, a condizione che le soglie di esenzione e il divieto di trattamenti discriminatori vengano attentamente rispettati.»

I vantaggi per l'impresa: perché conviene oggi?


Implementare un piano che sfrutti il nuovo limite di 10€ e i fringe benefit aggiornati porta tre benefici immediati:

  1. Abbattimento del Cuneo fiscale: Ogni euro erogato tramite questi strumenti costa all'azienda esattamente un euro (o meno, grazie alla deducibilità), a differenza dello stipendio ordinario dove il carico fiscale è quasi raddoppiato.

  2. Employer branding: In un colloquio di lavoro, poter dire "offriamo 10€ di buono pasto e rimborsiamo le bollette" sposta l'ago della bilancia molto più di un semplice aumento lordo.

  3. Semplicità gestionale: Le moderne piattaforme di welfare e buoni pasto permettono di gestire tutto con un click, eliminando la distribuzione manuale dei ticket e la burocrazia dei rimborsi spese

In sintesi: i numeri del 2026


Strumento

Vantaggio per il dipendente

Vantaggio per l'azienda

Buono pasto 10€

+200€ netti medi al mese

100% deducibile, IVA al 4%

Fringe benefit

Fino a 2.000€ di spese rimborsate

Zero contributi INPS e INAIL 100% deducibile

Digitalizzazione

Facilità d'uso via smartphone

Riduzione errori e costi di gestione

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Elvira Poldi

Marketing

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